Le patologie della terza palpebra in medicina veterinaria

La terza palpebra, nota anche come membrana nittitante, è una struttura anatomica presente in molti animali, ma assente negli esseri umani. Svolge diverse funzioni cruciali, tra cui proteggere, pulire e lubrificare la superficie oculare; annessa alla terza palpebra vi è una ghiandola lacrimale accessoria denominata ghiandola lacrimale della terza palpebra. 

Con una forte predisposizione di razza (Bulldog Inglese, Cane Corso, Bouldogue Francese, Boxer, Mastino Napoletano, Beagle e numerose altre) questa ghiandola può “spostarsi” dalla sua sede naturale e prolassare; molti cuccioli o giovani adulti, in particolare nelle razze molossoidi, ma anche in qualche cane toy, possono presentare il cosiddetto “Cherry Eye” o “Prolasso della ghiandola della terza palpebra”.  

 

CAUSE  

La causa di tale patologia è probabilmente correlata alla lassità congenita di un piccolo legamento che tiene la ghiandola fissata alla base della terza palpebra e che dapprima si allenta per poi successivamente rompersi, causando il classico aspetto di “occhio a ciliegia”. 

TRATTAMENTO 

La patologia non rappresenta di solito una emergenza, ma richiede un trattamento chirurgico specifico e delle terapie appropriate. Numerose sono le procedure descritte ed impiegate per “riposizionare” la ghiandola prolassata in una sede idonea più vicina possibile a quella originale (anche se non identica). Le due tipologie di intervento più comuni includono tecniche di “ancoraggio” e tecniche di “intascamento”. L’esperienza del chirurgo, la mole e l’età del cane guideranno la scelta migliore su quale tipo di tecnica adottare; in alcuni soggetti o casi particolari potrà essere necessario combinare o modificare più tecniche tra di loro.  

Dopo l’intervento l’animale dovrà portare il collare elisabettiano per circa una settimana per evitare gli auto-traumatismi, indossare un collare a pettorina per ridurre le pressioni sul collo e il proprietario dovrà applicare una pomata antibiotica per circa 2 settimane al fine di controllare eventuali infezioni secondarie.
In mani esperte il successo della chirurgia si aggira attorno al 95-98% e nella stragrande maggioranza dei casi il risultato estetico e funzionale risulterà ottimale a distanza di alcune settimane. Nel raro caso di recidiva, è possibile eseguire un secondo intervento chirurgico scegliendo un approccio diverso. L’asportazione della ghiandola o, peggio, della intera terza palpebra non va mai eseguita se non in caso di comprovata presenza di tumori maligni (rari) a carico di una delle due strutture (ad es.  adenocarcimoma della ghiandola). L’amputazione della ghiandola prolassata comporta frequentemente la comparsa di una grave malattia oculare chiamata “cheratocongiuntivite secca”, in quanto la ghiandola asportata produce circa il 20-40% della frazione acquosa del film lacrimale. 

 

L’EVERSIONE DELLA CARTILAGINE DELLA TERZA PALPEBRA 

Molti cani da caccia (ad es. Pointer o Weimaraner) o razze di grossa taglia (ad es. Alano, San Bernardo) possono presentare una seconda patologia denominata “Eversione della cartilagine della terza palpebra”, che a volte può associarsi e complicare il prolasso della ghiandola. La terza palpebra ha la forma di un triangolo rovesciato e contiene al suo interno una struttura cartilaginea di supporto a “forma di T” che in questi cani (o in alcuni gatti) risulta malformata e più lunga del normale, a tal punto da far “ribaltare su sè stesso” (evertere) il bordo libero della nittitante. Questo può causare frequenti irritazioni e infezioni oculari riducendo la protezione oculare da parte della terza palpebra stessa. Anche qui il chirurgo esperto (oculista) saprà consigliare il miglior trattamento (accorciamento della porzione in eccesso o uso del termocauterio per distenderla).   

Nel Centro Oculistico Veterinario Fontane, siamo specializzati in questo tipo di chirurgie, valutando attentamente il singolo caso per attuare il trattamento migliore per il paziente. Chiamaci per una consulenza.